Papa Francesco fra coscienza e “retta” coscienza

Siamo tutti d’accordo: la lettera del Papa a Scalfari  è rivoluzionaria. Contraddice e corregge infatti l’insegnamento di innumerevoli  papi e teologi e dichiarazioni conciliari e forse  liquida per sempre affermazioni dogmatiche come le seguenti: extra Ecclesiam nulla salus  (non c’è salvezza fuori dalla Chiesa Cattolica); nullus homo extra… oboedientiam Pontificum romanorum poterit salvus esse ….. etsi pro Christi nomine sanguinem effuderit (nessuno può salvarsi se rifiuta obbedienza ai romani Pontefici anche se subisca il martirio per il nome di Cristo) (cfr. Luigi Lombardi Vallari, Nera Luce , Ed. Le Lettere, Firenze, 2001). Per quanto poi riguarda specificamente la libertà di coscienza, ho incontrato un esplicito e chiarissimo pronunciamento del papa Gregorio XVI, il quale nel 1832 dichiarò: “la libertà di coscienza è un assurdo e non si può che condannarla ….quanto alle scienze, non si ne diffiderà mai abbastanza” (C.Allègre, Dieu face à la science, Fayard, Paris, 1997, pag.231); su questa linea è naturalmente il Sillabo di Pio IX. Le più note e illustri vittime di questa pretesa di possedere la “Verità” furono Galileo e Giordano Bruno, ma forse ben  pochi sanno che nella sola Italia, fra il 1542, data di nascita dell’Inquisizione, al 1761 (che sembra una data lontana, ma non è la preistoria, è in pieno “secolo dei lumi”, ventotto anni prima della Rivoluzione Francese)  furono eseguite “1250 condanne a morte per motivi religiosi … una ogni due mesi” (Vito Mancuso, L’anima e il suo destino, Cortina Ed., 2007, pag. 28).; fino a Giovanni XXIII chi votava comunista era ipso facto  “scomunicato”, cioè uno che aveva prenotato un posto a pensione completa nell’inferno eterno (ma fortunatamente nessuno più se ne importava).

Naturalmente, negli ultimi due secoli gli sviluppi storici, sociali e culturali hanno insinuato anche nei papi qualche dubbio sulla ragionevolezza di simili estreme affermazioni e sono cominciate piccole e crescenti “aperture” verso “la modernità”. Per esempio l’enciclica “Rerum novarum” nel 1891 Leone XIII che finalmente prese atto della questione sociale; poi Pio X abolì il “non expedit”, la proibizione ai cattolici italiani di partecipare alla vita politica e persino di recarsi alle urne, ma ormai tale proibizione aveva validamente contribuito a rendere pressoché irreversibile  la storica estraneità e ostilità degli Italiani verso lo Stato e le  conseguenze furono nefaste sulla  maturazione della nostra  coscienza civile, senso dello Stato, moralità della politica, senso di appartenenza nazionale,  patriottismo, solidità delle istituzioni, ecc.; poi la distinzione di Giovanni XXIII fra errore ed errante, le varie aperture del Concilio Vaticano II; la sostituzione della lingua nazionale al latino nella celebrazione della messa; ecc.

In tutto questo vorrei far notare come la Chiesa si trovi male e spesso in aspro conflitto con la modernità. L’Occidente come noi lo viviamo si è formato non sotto la guida, e nemmeno con l’aiuto, della Chiesa Cattolica, come oggi generalmente si crede, ma apertamente contro di essa. Diritti umani (fra cui libertà di parola), diritti civili, diritti politici, strutture economiche e sociali, diritti sindacali, sviluppo scientifico, pluralismo e tolleranza, valorizzazione delle diversità e del dissenso,  democrazia formale e sostanziale, uguaglianza di fronte alla legge, garanzie giudiziarie e umanizzazione delle pene, protezione delle minoranze, dei deboli e svantaggiati, ecc.: la Chiesa è stata contro tutto questo; è stata persino contro la vaccinazione antivaiolosa e fu proibita nello Stato Pontificio, cosi come oggi proibisce la contraccezione (C. Allègre, op.cit. pag..231). Le radici cristiane sono state rivendicate e coltivate da uomini che spesso, oltre alla gerarchia, avevano rifiutato anche il Cristianesimo.

Ora papa Francesco riconosce la “libertà di coscienza”, ed è  benvenuto; ma non si può fare a meno di notare che:

  1. Come al solito, anche in questo la Chiesa è a rimorchio della modernità, arriva per ultima, con molto ritardo e quando proprio non può farne a meno.
  2. E l’apertura è dubbia: cosa precisamente intende papa Francesco con “coscienza”? Questo è un concetto laico, spesso rivendicato e affermatosi contro l’invadenza clericale. Certo anche la Chiesa in ogni epoca ha parlato di “coscienza”, ma quello che anche recentemente intendeva non era “la coscienza”, ma la “retta” coscienza; l’implicito problema “chi decide quale coscienza è retta e quale no?”, era tacitamente risolto con la distinzione fra “Chiesa docente” e “Chiesa discente” e la prima si è sempre arrogata una particolare, se non esclusiva, competenza in materia non solo di fede, ma anche di morale e spesso si è proposta anche come depositaria di una superiore moralità ed esempio per gli altri. (cfr. Sintesi del nuovo catechismo, ESD, Bologna, 1993,  pagg.84 e 85).
  3. Notiamo ancora che finora nessuno della Chiesa docente, ha osato criticare e dissociarsi dalla apertura di papa Francesco; chiaramente però questo papa ha sconfessato l’insegnamento di papi e concilii; mi chiedo dunque: che ne è della infallibilità pontificia? Immagino la difesa d’ufficio: il papa è infallibile solo “quando parla ex cathedra in materia di …”. Dovremmo concludere che, poiché papa Francesco parla con Scalfari e non ex cathedra, non ha inteso appellarsi alla sua infallibilità, sicchè quello che ha detto non è poi così importante e impegnativo!
  4. Infine, se finalmente ognuno deve per davvero seguire la propria coscienza, che bisogno abbiamo più della Chiesa docente e della sua pretesa di tenere prigioniera e colpevolizzare la coscienza di tanti “fedeli”  anche in materie strettamente personali e altamente  dolorose come la contraccezione, l’aborto, l’eutanasia? Vorrei dunque chiedere a papa Francesco: la coscienza di un ateo, ma anche di un credente, che su queste materie la pensa in maniera opposta a come pensa lui, può essere retta?

 

Nicola Palermo

13 Commenti per Papa Francesco fra coscienza e “retta” coscienza

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