Brindiamo (al resveratrolo)

La tradizione racconta che il segreto di lunga vita del mitico Matusalemme fosse, in parte, legato al consumo quotidiano di vino rosso. Dalla leggenda alla realtà scientifica. Da sempre l’uomo insegue il segreto della longevità. Tante storie parlano della continua ricerca di un elisir in grado di garantire l’immortalità o della fontana magica in cui immergersi uscendone ringiovaniti. Nella tradizione si racconta che Matusalemme, il vegliardo dall’età indefinita, riuscisse a mantenersi in forma bevendo quotidianamente un bicchiere di vino ai pasti; ebbene, sarebbe superficiale liquidare l’aneddoto come semplice frutto della fantasia, perché oggi la ricerca scientifica dice che, in fondo in fondo, qualcosa di vero c’è: si chiama resveratrolo.

Il resveratrolo è presente nel fitocomplesso della buccia e dei semi della vitis vinifera; il suo contenuto varia con il tipo di vino rosso e, all’interno della stessa tipologia di vino, a seconda delle annate. Va comunque detto che questa sostanza, come principio attivo, è contenuta non solo nella vite rossa, ma anche in altre piante medicinali come, ad esempio, le more, le arachidi, l’eucalipto ed il cavolfiore. Dal punto di vista chimico, il resveratrolo è uno stilbene: la sua più importante e accertata funzione è legata agli effetti antiossidanti. La molecola inibisce la liperossidazione dei lipidi delle proteine a bassa densità (LDL); la sua azione antiossidante è superiore a quella delle vitamine C ed E e del betacarotene. Altre risultanze scientifiche dimostrano che l’azione antiossidante del resveratrolo è efficace nell’inibire la formazione dei radicali liberi dell’ossigeno; a livello della placca arteriosclerotica la molecola si comporterebbe come una sorte di solvente, agendo sul metabolismo lipidico e realizzando un’azione antiaggregante piastrinica. è stato dimostrato, dunque, che un’assunzione moderata e regolare di vino rosso (due bicchieri a pasto per l’uomo ed uno per la donna), può svolgere un’efficace attività preventiva di diverse patologie cardiovascolari: secondo uno studio condotto dal prof. Enrico Garaci e dai suoi collaboratori presso l’Istituto Superiore di sanità, il resveratrolo inibirebbe la capacità replicativa del virus agendo a livello di un enzima denominato proteinchinasi C. La scoperta di questa azione antivirale ha alimentato non poche speranze in tema di terapia di malattie virali come l’influenza, le epatiti virali e l’AIDS.
Il grande sviluppo della ricerca su questo principio attivo naturale ha portato, in Italia ed all’estero, alla crescita di formulazioni a base di resveratrolo, suggerite per la prevenzione di alcune patologie cardiovascolari, miocardiopatie ischemiche, vasculopatie diabetiche, morbo di Buerger, coronaropatie, ateo e arteriosclerosi, ma anche per la prevenzione e la cura dell’invecchiamento cerebrale.

PREVENIRE L’ALZHEIMER? BEVI UN BUON ROSSO!
Diversi articoli scientifici sostengono che, per i suoi effetti favorevoli a livello cerebrale, il resveratrolo potrebbe svolgere un importante ruolo nella prevenzione e cura del morbo di Alzheimer, una delle più comuni e temute forme di demenza senile: una malattia neurodegenerativa caratterizzata da un decadimento importante delle capacità cognitive (memoria, attenzione, capacità di calcolo, orientamento spazio-cognitivo, etc).
I neuroni delle persone affette dal morbo di Alzheimer producono quantità eccessive di una proteina B-amiloide; ebbene, studi sperimentali condotti in vitro hanno dimostrato che il resveratrolo può inibire la capacità dei neuroni di produrre tale proteina.

Margherita Mainenti, medico estetico, endocrinologo, nutrizionista.

 

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