Palermo brucia

Palermo non è una città “fatta per”. Un’ora di pioggia la mette in ginocchio, quattro folate di vento per come è “di giusto” fanno saltare semafori e centraline elettriche, se in qualche raro Natale è capitata una nevicata per la gioia di grandi e picciriddi, per la Protezione Civile tanto gioiosa non è stata, la cosa.
Figuriamoci cosa succede con 46° (non percepiti, rilevati dai termometri), un bello scirocco gagliardo, e un manipolo di stronzi che appena ha sentore di temperature estreme e di “scuru e fuddra” si attiva per mettere a ferro – poco – e fuoco – tanto – un posto che, pure nella sua estrema disumana cementizzazione, è circondata di bel verde.
Ci hanno, e dico CI HANNO perchè il primo che parla di autocombustione lo sputo in faccia, ci hanno bruciato u Munti Piddirinu, che io ho viaggiato tanto e tanto ma un polmone verde come Monte Pellegrino, i boschetti dell’Addaura, e il parco della Favorita, non si trovano in ogni grande città, così innervata e rassicurata direi, da questi muti giganti verdi.
Niente, ce li hanno bruciati gli stronzi.
Ora chissà quanti anni ci vorranno, chissà quante amministrazioni comunali delcazzo, quante giunte, quante consulte e quante gare d’appalto per pulire le macerie, e mettere a dimora altre piantine e altri alberelli. Per permettere ad altri bambini di andare a raccogliere pigne e ad altri genitori di accompagnarli. Per potersi portare una “truscia” con dentro il cibo essenziale del Palermitano da consumare all’ombra dei pini secolari: pane e panelle, e una bottiglia di spuma Partanna.
La puzza di bruciato, ammorbante eppure grata, nostalgica: la resina degli alberi, gommosa, che reca quel profumo di Mediterraneo di notte.
Ma brutti pezzidimerda, ma perchè? Ma perchè?
Che ce ne facciamo dei “severi moniti” e delle “ferme denunce” da parte delle amministrazioni comunali/regionali? Una regione, la Sicilia, che ha il quadruplo di lavoratori forestali di ogni altra. Sono 28mila. Di tutto potremmo soffrire, ma di una cosa no: degli incendi dolosi.
Lo devo dire? No. Ognuno conosce il luogo poco soleggiato in cui ficcarseli. I severi moniti e le ferme denunce.
Intanto va così, come deve andare in un posto che fieramente si proclama Regione Autonoma, e nemmeno se ne vergogna.

Giovanna Abbruscato 

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