Street art selvaggia

Qualcuno, notte tempo e comunque  prima del far giorno, ha inteso decorare il selciato della via Famiglia  De Mattia (già via Roma)  di Vallo della Lucania, imprimendovi orme di piedi, scalzi e calzati,  di un esile color verde e arancio.

In questo momento sono in grado di riferire che la vernice utilizzata è lavabile, ragion per cui tiro un sospiro di sollievo alla prospettiva, molto egoista,  di non dover sciropparmi per troppo tempo quell’ esemplare di street art paesana che,  come quasi tutte le cose che accadono in questo villaggio, è stata fatta letteralmente con i piedi.

Mi spiego:  le orme impresse non seguono alcun ritmo. Sono discontinue, senza armonia, cacofoniche oserei dire.  Danno l’impressione dell’ indecisione connaturata nell’improvvisazione del dilettante.

L’incertezza urla da ogni parte: urla nella traiettoria, urla nella limitatezza dei colori, urla nel materiale impresso a casaccio, dove più denso, dove slavato, dove sfumato nel niente  … insomma, una schifezza .

La scelta stessa delle tonalità cromatiche, solo e sempre due,  tenui,  da acquarello della domenica, più che suggerire un messaggio piacevole,  leggero, trasgressivo,  evoca prepotentemente gli ultimi residui di uno stomaco in disordine.

Insomma, se la street art vallese è street art nelle sue più profonde significazioni ed implicazioni, mi spiace per l’ignoto autore, ma anche stavolta e anche in questa circostanza, la mia Vallo si è espressa in un prodotto scadente.

Poco interessano le motivazioni e le pulsioni che hanno animato stanotte i piedi dell’imbrattatore. A cosa fosse diretta la sua estemporaneità è ininfluente, perché una breve passeggiata per via Famiglia De Mattia induce solo a compiangersi addosso ma non  certamente riesce a coinvolgere  lo spettatore sul piano estetico ed artistico se non a un  livello di pruriginoso spirito gossipparo.  Però questa è un’altra storia e il mio intento non era e non  è quello.

Pregherei l’autore ignoto di cimentarsi in futuro in opere che coinvolgano lo spirito aiutandosi con  tecniche e materiali che sicuramente potrà visionare comodamente  sul web,  se non ha voglia di girare materialmente per il mondo, apprendendone il know how  a livelli accettabili prima di propinare alla povera gente risultati modesti come quello appena servito.  Di street art pedestre è l’ultima cosa di cui questo villaggio ha bisogno.

Passate parola.

Maura (alias Maria Antonietta Di Motta)

6 Commenti per Street art selvaggia

  1. Serena ha detto:

    Non mi pare affatto, quello dei colori e della direzione, quello dell’intensità e della cromatura, il problema principale dell’azione artistica in questione. Perché di azione si tratta, azione che peraltro non è rimasta anonima come si dice nell’articolo, in quanto l’autore si è dichiarato. L’incertezza dell’impronta, il segno spontaneo offrono invece il senso di una direzione diversa per Vallo, per il paesaggio urbano e la maniera di abitarlo. Vallo è il deserto per 300 giorni all’anno, capace di animarsi soltanto in occasione di deliri pseudo-sacri e contagi consumistici natalizi che sì dovrebbero generar tristezza.

    • maura ha detto:

      Cara Serena,
      premesso che l’articolo è stato spedito alla redazione intorno alle 14.30 di ieri 28 agosto e non ero a conoscenza di chi fosse l’autore e a che cosa volesse parare, ripeto: il commento non voleva e non vuole entrare nel merito di altro (su cui si può anche discutere) se non su un giudizio (terrificante parola su questi schermi e di questi tempi) estetico ed artistico. Non so se Lei si è recata direttamente sul posto. Io sì e ho scritto esattamente quello che ho visto, percepito e condiviso anche con altri.
      Sulla vita, vitalità eccetera eccetera di Vallo, lasciamo perdere perché di legna e benzina sul fuoco probabilmente ne butterei più Felice e di altri. Ma non in questo modo e con questi risultati.
      Un caro saluto. M.A.

  2. Serena ha detto:

    Ammetto di non aver visto l’opera dal vivo, il che in effetti non mi consente un giudizio obiettivo…

  3. maura ha detto:

    ” Street art, come qualsiasi espressione artistica, e’ cosa seria, studiata, elaborata nei particolari e soprattutto di gusto quasi indiscutibile. Quest’azione di artistico ha solo l’ intenzione di esaltare il disagio sociale che appartierne alla maggior parte della comunita’. Ha funzionato bene come attrattore e contenitore di disaccordi. Certo non e’ servito ad abbellire quello ‘ schifo’ gia esistente a terra. Solo a macchiarlo di colori. P.S. La gente predica e si diverte.”
    Carissimo Felice,
    prendo atto che non trattasi di street art, ma di cosa ben diversa, di cui – onestà per onestà – ero già intimamente convinta prima di leggerti. Ma vedi, chi di provocazione può ferire, di provocazione può perire e sono disposta quanto e più di te a metterci materialmente la faccia senza intenzione alcuna di ricorrere al chirurgo plastico per poi uscire di casa. Detto ciò, come convengo con te (a meno di aver frainteso tutto) che il sentimento su cui si fonda la tua azione artistica non è altro che amore, premura verso un bene vituperato, offeso, mal tenuto, spero che altrettanto tu vorrai convenire con me che sarebbe alquanto strano se per dimostrare amore verso mio figlio – per esempio – gli cavassi un dente o gli “stroppiassi” la capigliatura per richiamare l’attenzione sulla pochezza della scuola a cui volente o nolente ne ho affidato particolari cure …
    Caro Felice, la piazza, il corso Famiglia de Mattia, il centro storico sono miei, sono tuoi, sono di tutti e tutti dovremmo amarli, averli cari, prendercene cura.
    A tre giorni dall’avvento dei fatti, immagino che il livello di attenzione che volevi suscitare è stata raggiunto, pertanto ti chiedo se non sia il caso di dimostrare “pubblicamente” l’autenticità del nostro comune amore in modo più chiaramente intellegibile. Ti propongo di organizzare – facendo leva su tutti i tuoi contatti – una giornata dedicata all’asportazione della tua opera (non è un prodotto di street art, per cui è difficile che qualcuno si sogni di volerlo preservare nel tempo), facendo uso di spazzoloni, diluenti, stracci e quanto altro necessario anche al malefico scopo di evidenziare rattoppi e tentativi di becera manutenzione istituzionale profumatamente pagati, così come tutto il calpestato, con i soldi di quei poveracci che continuano a pagare le tasse.
    Naturalmente, un artista come te, non avrebbe difficoltà a trasformare la corvée in un evento mediatico (diurno o notturno è indifferente) premurandosi di avvisare istituzioni, stampa e tivvù per professare urbi et orbi l’amore che nutriamo per il nostro villaggio e le nostre comuni ragioni …
    Qualora tu fossi disposto ad accogliere la mia sfida, che nasce solo per amore, fammi un fischio, qui o dove meglio credi (sarà mia cura seguirti). Sarò al tuo fianco a prescindere dalla diversa interpretazione di un’arte che – limite mio – non mi emoziona e non mi diverte ancora.
    Naturalmente ti ringrazio per la manifestazione di stima e di affetto che contraccambio senza timore di esserne delusa.
    Buona domenica da Maria Antonietta

  4. Felice Pugliese ha detto:

    E’ in work in progress dal giorno dopo, ti aggiorno sul come e quando, cosi’ avremo modo di parlarne dal vivo e se hai piacere insieme ad altra gente gia’ disponibile, facciamo quest'”opera” insieme. L’amore spesso lascia segni delebili e indelebili,. A presto.

  5. Thomassogue ha detto:

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