I briganti del Cilento: quando la storia vera sfida quella ufficiale

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La sera del 21 luglio ero a San Martino, frazione di Laureana Cilento – splendido paesino collinare del nostro territorio – presidente di giuria in una delle tante, pregevoli occasioni d’incontro e cultura create dall’efficientissima Pro loco San Martino Cilento (curata, come fosse un figlio, dai bravissimi Angelo Niglio ed Amedea Lampugnani).

Il programma della serata prevedeva anche la presentazione del libro “La lunga notte dei Briganti – cronistoria documentata del brigantaggio nel Cilento” a cura del Prof. Domenico Chieffallo, noto e stimato storiografo cilentano. Ascoltando, pensavo a tutto ciò che la scuola mi aveva religiosamente nascosto in merito alle ragioni del Brigantaggio ed alla realtà dell’Unità d’Italia; infine, ho preso atto d’una verità incoraggiante: finalmente quel velo di bugie ed eufemismi (ed omissioni, e mezze verità) che ricopre quel pezzo della nostra storia subisce un lento ma inesorabile disfacimento.

Io sono fiero di essere italiano ed amo la mia nazione perché è la più bella, dotta, ricca di storia, variegata, curiosa ed invidiata (sì: invidiata) al mondo. So che, per moltissimi patrioti, l’anelito all’unificazione d’Italia rappresentò sentimento severo ed insopprimibile, sino all’estremo sacrificio.

Ma non venitemi a dire che l’unificazione si palesò come giusta, indolore, eroica, limpida, vantaggiosa; e non provate a raccontarmi che i briganti fossero soltanto dei delinquenti comuni: sarebbe falso. L’Unità d’Italia è il frutto di quell’invasione armata orchestrata e diretta dal Regno di Sardegna, retto dalla dinastia reale dei Savoia, ai danni del Regno delle Due Sicilie, allora governato da Francesco II di Borbone. Il Brigantaggio è, almeno in decisiva parte, il risultato di quell’occupazione.

Era il 1861: i Briganti, invero, già depredavano il Cilento e costituivano un deprecabile, radicato fenomeno sociale causato dalla povertà più grave, impotente, feroce, senza scampo. I Briganti erano, per dirla con Chieffallo, dei lupi. Ma dopo l’occupazione armata piemontese essi rappresentarono l’inevitabile, umana risposta alla spietata invasione. Il nuovo Stato aveva subito presentato il conto: coscrizione obbligatoria (che sottraeva ad una civiltà contadina braccia vitali dai campi); aumento parossistico dell’imposizione fiscale; tassazione sul macinato (persino sulle granaglie e le castagne!); trasferimento materiale di intere aziende industriali al nord (l’Ansaldo di Genova trae origine dalla spoliazione dell’opificio di Pietrarsa, nel napoletano, che contava più di mille dipendenti); esclusivo affidamento dei lavori pubblici a compagnie appartenenti agli invasori; sostituzione della solida moneta duosiciliana, d’argento e d’oro, con la banconota piemontese, priva di valore intrinseco; sottrazione del tesoro del Regno borbonico; unificazione del terribile debito pubblico d’uno stato, quello savoiardo, praticamente in bancarotta, al debito pubblico del Regno; espropriazione dei beni ecclesiastici e demaniali del sud.

E sofferenza su sofferenza, povertà su povertà, frustrazione su frustrazione. Tutto sulle spalle delle popolazioni meridionali (e cilentane). Senza colpa, senza ragione comprensibile.

Forse, il Brigantaggio può essere considerato un’autentica guerra civile: a differenza di quanto accaduto in altre parti d’Italia esso fu, infatti, un fenomeno organizzato, decisivamente implementato per contrastare il volere dei nuovi padroni, eccezionalmente più devastante di quello dei vecchi. Coloro che, un tempo, erano stati (un tempo!) delinquenti, predoni, nemici giurati del potente di turno, ora indossavano le vesti degli insurrezionalisti, opposti alla prevaricazione, pur formalmente lecita, degli invasori. I briganti – cosa gravissima – ora erano addirittura giustificati! E lo furono ancor più quando i Savoia, per tutta reazione, in luogo di assistere quelle popolazioni emarginate, emanarono la famigerata Legge c.d. Pica (n. 1409 del 1863), un autentico abominio, paragonabile, senza tema, alle leggi razziali della Germania Hitleriana.

Insomma: parliamone. Si discorra di briganti e di questione meridionale. Si ricordi ciò che davvero fu l’Unità d’Italia. Che la storia vera affronti quella ufficiale. E vinca!

Pasquale D’Aiuto

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