IL CILENTO E’ FRANATO? MA QUANDO MAI E’ STATO SOLIDO?

Recita un adagio popolare: “E’ bella ma non balla”.
Lo stesso principio vale per il Cilento, una terra bella ma che non balla (terremoto a parte).
Non c’ è occasione, io per primo, in cui non ci lanciamo in uno spot a favore delle meraviglie ambientali del territorio, della sua storia, della sua cultura millenaria, citando a mo’ di cantilena i tanti riconoscimenti ottenuti: Parco Nazionale, Patrimonio dell’Unesco, Riserva di biosfera, Complesso bio-geografico tra i più importanti del Mediterraneo e cosi via.

Purtroppo, la verità è un’altra. La verità si scorge nelle crepe dell’asfalto e del terreno.
Siamo uno dei Parchi più grandi ma meno conosciuto d’Italia, siamo Patrimonio dell’abbandono, Riserva di cinghiali, Complesso dell’inettitudine.

Se i panorami sono mozzafiato, se gli angoli sono suggestivi, se il verde è lussureggiante, è merito del Creatore o della Natura (se preferite), noi non c’entriamo assolutamente nulla, anzi, spesso e volentieri, siamo solamente la parte della fauna che distrugge cotanta bellezza.

Al tempo di Roma, eravamo una provincia dell’Impero, deputata alla coltivazione di ortaggi da consumare sulle tavole Patrizie o meta per le vacanze;
nei secoli 16° e 17°, I Baroni, con la forza ed il sopruso, vantando diritti illimitati sui loro possedimenti, di fatto, ripristinarono la servitù della gleba;
al tempo del Grand Tour, ai giovani stranieri, veniva consigliato di fermarsi a Paestum, oltre non era consigliato andare senza scorta armata, incominciava l’Africa;
fino all’Ottocento, le imbarcazioni dei Saraceni provenienti da Tripoli, Tunisi e Algeri continuarono i loro assalti e saccheggi nei villaggi costieri e nelle case isolate, gettando nel terrore gli abitanti;
dopo la II Guerra Mondiale, il Cilento era classificato tra le aree più depresse d’Italia.

Oggi, per Salerno e Napoli, siamo un groviglio di Comunità senza alcuna importanza.
Ricordiamo le casette di “Lucariello”, quelle che si collocano sulle montagne di cartapesta dei Presepi, con un valore puramente scenografico.
In più, se siamo isolati, è meglio, ci conserviamo come un ecosistema del tipo Jurassic Park .
Pensiamo di essere dei “rivoltosi”, dei “guerrieri” nati, capaci di tramutarci in “banditi sociali”, in “briganti” dinanzi ai soprusi.
Ma quando mai! Siamo dei “Briganti” solo intonando, col supporto di fiumi di vino, canzoni popolari.
In che epoca, siamo stati capaci di fronteggiare la tirannide, senza che la rivolta, si concludesse con un tradimento, un errore strategico, un’incomprensione, un difetto di comunicazione, con conseguenti fucilazioni di martiri?
Siamo stati, e siamo, pochi e divisi, campanilisti e superbi, presuntuosi e “niquitusi”, litigiosi e maligni.
Siamo la terra, dove le imprese, le aziende, le cooperative, le associazioni, i gruppi musicali, durano, nella migliore delle ipotesi, sei mesi. Dopo, i sorrisi dei brindisi inaugurali, si tramutano in minacce di morte e/o carte bollate in Tribunale.
Abbiamo votato gente che è scomparsa all’indomani della proclamazione, emeriti “capazzappuni” , ed ora ci sorprendiamo se restiamo isolati? Se intorno a noi, tutto frana?
Abbiamo fatto studiare intere generazioni, per poi mandarli via, ad arricchire altre Comunità. Non dovevano “zozzarsi” con la Politica. Peccato, che con questa strategia sia stata la Politica ad “inzozzare” la vita di tutti.
Negli ultimi 50 anni, abbiamo rilanciato, programmato, avviato, costruito…….solo nei comizi elettorali, fieri del simbolo di lista pensato per l’occasione, nulla contando che fosse un “peparuolo”, una “molegnana” o una “carcioffola”.

Gli stessi cognomi, che affamavano la gente, in veste di esattori dei Baroni, urlavano durante il Ventennio, “vincere o morire”, non vincemmo e non morirono (loro), ma si riciclarono come Sindaci in epoca Repubblicana.
Non impariamo mai.
Se non fosse stato per i nostri Nonni e per i nostri genitori, capaci, partendo dal nulla e attraversando confini terrestri e marini, di garantirci un’esistenza dignitosa, compariremmo ancora sui reportage delle riviste specializzate, come esempio di spaccato africano in Europa.

Ma di cosa vogliamo lagnarci o indignarci? Di cosa?

Preferisco guardare verso il mare, spero di scorgere una flotta di imbarcazioni saracene con mire di conquista, potremmo, avere almeno l’onore delle armi, morendo combattendo.

Per una volta, tutti insieme, sotto la stessa bandiera.

Massimo Sica

3 Commenti per IL CILENTO E’ FRANATO? MA QUANDO MAI E’ STATO SOLIDO?

  1. Remigio Montestella ha detto:

    Le frane che stanno interessando il Cilento – e non solo – seppellendo strade e paesi possono essere viste come la triste metafora di uno smottamento molto più ampio che sta investendo il nostro paese, travolgendo tutto ciò che incontra durante il suo passaggio. Sta franando la politica, se non è già franata, stanno franando le istituzioni, gli enti locali, la credibilità tutta dell’Italia. È franata definitivamente la morale dei nostri amministratori, locali e nazionali. E questa gigantesca frana anziché seppellire loro, i responsabili del disastro socio-economico, sta affossando noi.
    Ma non pensiate che noi, come cittadini, non abbiamo le nostre belle e piccole responsabilità. Si, perché lo spietato ritratto che il signor Sica fa dei Cilentani, altro non è che il ritratto degli italiani. Tutti. Non solo i Cilentani hanno votato gente che poi “è scomparsa all’indomani della proclamazione…emeriti capazzappuni”. No, anche gli altri, che cilentani non sono, hanno votato ed eletto il peggio che c’era sul mercato.
    Siamo un popolo di masochisti. Godiamo facendoci del male.
    Lei Sica si augura che dal mare arrivino i Saraceni, con mire di conquista, “per avere l’onore delle armi, morendo combattendo”. Mi dispiace deluderla, ma nel caso si verificasse una simile evenienza, ci sarebbe un fuggi fuggi generale. Perché siamo anche codardi.
    Comunque io all’orizzonte più che i Saraceni vedo altri popoli conquistatori che arrivano dal nord Europa: i Vichinghi.
    Prendiamola a ridere…

  2. remigio cammarano ha detto:

    Una stimolante analisi, molto aderente alla realtà.
    Occorre partire da queste considerazioni per andare avanti.
    Occorre stare attenti ai furboni dell’autoesaltazione territoriale, ai costruttori di miraggi, che im tutti questi anni, post 68, sull’ipocrisia intellettuale hanno saputo tessere i loro disegni per la loro sistemazione.
    Nonostante tutto, cercando di non svendere quella dignità invisibile che ci hanno insegnato i nostri padri, possiamo e dobbiamo impegnarci per un futuro migliore.
    Grazie

  3. HCG24 ha detto:

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